Dalì e Rodin, omaggio a Dante

Firenze – Auditorium di Santo Stefano

Se c’è una cosa che fa andare fuori di testa gli Italiani, che attira la loro attenzione, che li riempie di orgoglio più dei Mondiali del 2006, quella è la Divina Commedia.
Può essere odiata durante le scuole dell’obbligo, decantata da Benigni o illustrata da
manifesto_rodin


Doré, fatto sta che Dante sa davvero come accomunare individui e linguaggi distanti da loro – socialmente, artisticamente, eticamente – nonostante i secoli che passano.

L’opera maestra dell’Alighieri si presta ad un’infinità di interpretazioni e si riassume con facilità nel trittico Inferno/Purgatorio/Paradiso che, alla fine, rimane più o meno impresso.
Dell’Inferno magari non ci ricordiamo proprio tutti i gironi né tutti i personaggi aulici che andavano di moda nel 1200, così come spesso facciamo fatica a ricordare quali siano i peccati del Purgatorio – un po’ come ricordarsi i nomi dei sette nani – e alla fine, sicuramente, abbiamo tutti rinunciato a sapere come si snoda il Paradiso perché le storie a lieto fine sono prevedibili e poco appetitose, soprattutto quando mi escludono il Virgilio che s’era dato tanto da fare come guida turistica.

Coniugando questo argomento sempre fresco ad una tendenza recente che vede Dalì come star fissa di quasi ogni museo, otteniamo una miscela semplice, che attira, che fa scena, perché l’Italiano medio non solo adora segretamente la Divina conoscendone solo il primo versetto, ma si riempie la bocca ben volentieri se c’è da discutere di Arte ergendo a portabandiera l’eclettico Spagnolo.

Dalì - manifesto JPEG

Bisogna pertanto aggiungere che Dalì non è rimasto scevro dall’influenza della Commedia ave

ndone illustrato tutti i passi: ci ritroviamo quindi con diverse manifestazioni e mostre allestite su questa congiunzione di Icone con diverse sfumature e diversi agganci.

Tempo fa mi capitò di recarmi vicino casa, a Gradara, per vedere l’expo 

L’Inferno di Dante – Dalì e Rauschenberg” d

ove ho apprezzato molto ambedue gli Artisti ma ho trovato difficoltoso il collegamento del pittore e fotografo statunitense al signore degli Orologi Molli.

Fatto sta che ho subito un’imprimitura di tavole e concetti che ho potuto ricollegare all’esposizione che mi accingo a criticare, ma sottolineo che, in questo caso, il fil rouge della mostra vede le tavole di Dalì accompagnate a sculture e bozzetti di Rodin che vanno a formare la “Porta dell’Inferno“, splendido lavoro protrattosi per quarant’anni, cioè fino alla morte dell’Artista.

Il sipario si apre sulla piazzetta antistante la chiesa di Santo Stefano con un bel figurino di Dalì che reca seco un Delfino: ci preannuncia il genio e la follia con una certa compostezza, invitandoci ad entrare.
Iniziamo perciò con “La Cattedrale” di Rodin, le due mani più famose d’Europa e “La Meditazione“, opera di proporzioni simbolicamente sproporzionate.
Segue “l’Uomo di Bronzo” che intrattiene il visitatore con un’interessante digressione sulle sfumature cupe e gotiche del periodo: intanto si cammina all’interno dello scenario spirituale di questa chiesucola fiorentina, adocchiando i disegni francesi che fanno assaporare un ché di scultoreo anche nei tratti a china

Potrei quasi supporre che la scultura di questo Artista sia nata per ingabbiare la realtà e veicolarla tramite il bronzo, per vincolarla infine alla sua tecnica pittorica.

Il “Pensatore” mi sconvolge, tanto da provare l’irrefrenabile voglia di abbracciarlo per assorbirne i pensieri: è possente.. e verde.

Il Bacio“, invece, ti accorgi di non poterlo capire davvero sui libri finché non te lo ritrovi davanti: quanta passione, quanta delicatezza, quanto Universo trasudato dalle mani di lui sul morbido seno di lei.

Contorno: infinita serie, ossessivo compulsiva, di mani.

Ne “L’Idolo Eterno” si distinguono chiaramente i tratti del viso e la scultura perde fascino perché l’incarnato di lei diventa troppo delineato: è come se l’eccessiva rifinitura del viso facesse disperdesse la sensazione di universalità del gesto, la sessualità della scultura diventa troppo specifica e non è più patrimonio del sogno di chiunque.

rodin

Dalì, dall’alto/obliquo del suo genio inizia a farfugliare:
“No, l’Inferno di Dante è illuminato dal sole e dal miele del Mediterraneo, non è affatto oscuro e buio come Doré l’aveva intuito. Il Male è puro, pieno di luce, è accecante, disarmante e fa perdere cognizione del luogo e del tempo in cui la vittima si ritrova”.

È per questo, a mio avviso, che i terrori delle sue illustrazioni sono ultragelatinosi, con un altissimo coefficiente di vischiosità angelica: basti pensare al “Divino Formaggio”, poiché, ipse dixit, “Ho voluto che le mie illustrazioni per Dante fossero come delle lievi impronte di umidità su un formaggio divino. Di qui, il loro aspetto variopinto d’ali di farfalla”.

Nelle stampe si nota la personificazione di Dante con un rosso sbiadito, timido e inconsapevole, mentre Virgilio è tinto di verde mare e Beatrice si libra su una nuvola bianca appena contornata da segni confusi, come fossero fatti con una penna a sfera; ma Beatrice non è angelica, in realtà è solo un corpo nudo, ora avvolto in un drappeggio rosso acceso portato dal fuoco di Dio. Detiene, il cuore di Dante e poi se lo mangia.

Vedo Angeli con cassetti, purgatori fatti di tratti sottili sottili: gli Avari, ad esempio, sembrano meticolosamente fatti da DeChirico.

A questo punto mi sorge il dubbio di aver già visto alcune tavole di Dalì nel contesto Romagnolo, ma non importa, è sempre un piacere rivederle.

dalì

 

Alla fine del giro, del quale penso di aver sconvolto l’ordine logico/cronologico, mi giro per ammirare la stampa in scala 1:2 della porta dell’Inferno di Rodin: nella confusione dei miei commenti interiori emerge lo sgomento per il fascino estremo di quest’opera colossale e nonostante la pessima luce si può lontanamente sentire il profumo della bellezza di quest’opera, scolpita nelle figure languide e contorte, dai fianchi architettonici.

Rodin_Porte_enfer

Disposizione opere: 
Illuminazione: 6
Tematica: 10
Prezzo: 9€
Tempo: 1h 

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