Corpi Danzanti di Innocenzo Vigoroso

Firenze – Museo di Storia Naturale, sede di Antropologia ed Etnologia

Il sitoweb dell’Artista è reperibile qui.

Nonostante io abbia avuto sotto gli occhi i manifesti della mostra per settimane, quello che mi ha stuzzicato davvero ad andarci è stato questo articolo di teladoiofirenze.

Avrei un trilione di cose da dire a proposito della location e dell a scelta stilistica ma le posporrò come sveglia a fine articolo; la prima cosa, invece, che viene notata sono le figure slanciatissime simili a nastri di raso, dotate di notevole continuità spaziale.

A mio avviso i bassorilievi sono un po’ scolastici, forse perché mi ricordano le adorate ore di Plastica in cui si giocava a buttare della terra bagnata sul legno, e preferisco comunque le figure in bronzo: le donne del Vigoroso hanno busti lunghissimi e seni alti, teste piccole piccole come le Tsansa, mentre gli uomini mostrano file di costole nel momento della torsione.

Ci sono cerchi tenuti vicini e lontani, a mani tese o dietro la schiena, che si inglobano al fisico dei soggetti diventando un’unica linea flessuosa: dagli editoriali si evince una base classica con sculture rivolte al vero, dettagli di peli e capelli molto attenti e bulbi oculari con pupille scavate.

L'”Atleta con l’Asta” mi fa sentire precaria; il “Bozzetto per grande scultura” sembra una collana; “Arcobaleno con figure umane” mi sveglia dal torpore di una serie di statuine tutte uguali e senza peso; “Uccelli come Arcobaleno” già mi stanca; notevolissima invece la “Scultura spaziale” che sembra un portale per un’altra dimensione; “Figura circolare” ride; “Il Volo” è raffinato e sconfina negli oggetti d’arredo; passo vicino a “Donna con uccelli” che si protende al cielo; infine “Icaro” esce dagli schemi ma non sconvolge.

Nel sito del Vigoroso si possono vedere anche altri lavori, ovviamente non selezionati per l’esposizione, che spaziano dai bozzetti a matita e sanguigna, agli acquerelli. V’è poi riportata una sezione – “fusione” – che spiega la tecnica antica della fusione del bronzo alla quale l’Artista e autore di un libro è particolarmente legato ma, per l’ambiente e per il concept della mostra, le opere scelte erano perfettamente a tema.

Qui viene la nota dolente che ho a lungo rimandato, la location: era sublime.

No, dico, sublime! Era perfetta, era splendidamente interessante e poetica, piena di teste mozzate e armi rudimentali, luci soffuse e lunghe didascalie; l’ambiente era così meraviglioso, e si mescolava talmente bene con le sculture, che ha portato lentamente in secondo piano il soggetto della visita!
Mi sono ritrovata prima a dimenticarmi il motivo vero del viaggio, poi a cercare le sculture perché non riuscivo a scorgerle in mezzo alle teche dei manufatti della papuasia piuttosto che del Giappone; il museo stesso è ben strutturato e dà, alla fine del percorso, un colpo di coda di scheletri boliviani conservati in posizione fetale, avvolti da corde.
Teschi come soliti trofei, statue della fertilità con peni smisurati, variopinte maschere da lutto per la Nuova Guinea mi hanno lasciato andare con un po’ amaro in bocca per un percorso artistico poco goduto e, avendo dovuto dividere l’attenzione tra i due soggetti, non ho dato abbastanza attenzione a nessuno dei due.

Che dire, forse la scelta del dove questa volta ha brutalmente superato il cosa.

vigoroso

 

Disposizione opere: 
Illuminazione: 6
Tematica: 7
Prezzo: 6€
Tempo: 1h per la mostra, una mattinata per il museo

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