Io rottamo..e tu?

Firenze, Ex Chiesa di San Carlo dei Barnabiti

manifesto

Mini tam-tam virtuale per questa estemporanea datata 27/30 Gennaio, la cui inaugurazione è avvenuta ieri, e che si contiene nello spazio piccino picciò di una chiesa sconsacrata a Santo Spirito; consiglio la lettura di questo articolo su La Nazione, ma non ho pertanto la possibilità di farvi leggere tutta l’inserzione privatissima su facebook, ma un estrattino lo posto volentieri: “Si tratta di un personaggio che vive nel mondo politico come tanti altri ma anche e soprattutto di un uomo che è divenuto un fenomeno da studiare e analizzare in quanto fondatore di una poetica e di una idea ormai nota a tutti come ” Teoria della Rottamazione”.
Al di là di posizioni politiche, di preferenze di partito, di operazioni mediatiche, l’artista rimane colui che osserva, […] ci propone il uno sguardo diverso, nella speranza che questo, attraverso la sua lucida autenticità, possa fornire la lettura ”esclusiva” di un ”dato di fatto”, oltre a i limiti prestabiliti del pregiudizio e della censura.”

Ho scoperto questo evento grazie a Valentina e abbiamo deciso di andare proprio alla serata inaugurale ma causa pigrizia incombente siamo arrivate tardi, tardissimo, cioè quando stuzzichini e spumante erano già stati fatti sparire per magia, e il nugolo di sconosciuti si stava favorevolmente dissipando; superati gli hipsters adagiati sulle scale come sotto al Duomo entriamo timide nella compatta

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navata centrale, bloccate dalla disposizione a ferro di cavallo di diversi pezzi agganciati alle transenne.
La vera trovata pubblicitaria è stata, tuttavia, la distesa di 1$ – richiamo a incursioni artistiche precedenti – sul pavimento a condurre l’occhio verso il cubo centrale fatto di tele a rovescio di un certo Pisvejc: poco importa dei timbrini del Rigacci un po’ ovunque, poco importa la maggiore originalità che avrebbe avuto spargere biglietti dell’ataf usati al posto della moneta americana, quel che interessa è come l’installazione di volti noti trasfigurati abbia preso possesso della sala, incentrando da subito tutta l’attenzione.
Ma noi no, ci siamo impegnate seguendo il filo dell’esposizione da sinistra a destra: primo quadro non firmato è una prospettiva – isometrica? – verso piazza duomo, forse a olio; rimango impossibilitata nel commentare il secondo quadro per colpa di un trio di vecchiarde in pelliccia che si dilettano nel toccarne la superficie con le unghie laccate, ma intravedo la firma in basso a destra di Ilaria Leganza.

Sarò old fashioned ma generalmente gradisco avere delle piccole targhe in cui leggere nomi e magari titoli accanto ogni opera, altrimenti diventa una lunga e lenta agonia come in questo caso.

Un libricino è infilato tra le grate, è di Arianna Papini, ma cade l’occhio sullo sgabellino lì sotto: scritto in uniposca reca seco “Il maiale ha trovato consensi e può fare ciò che vuole“, inutile aggiungere commenti sull’originale aggiunta di un salvadanaio a forma di porcellino rosa e un biglietto da un dollaro sulla seduta. Firmato Marco Zamburru.

Una tela staccata dalla cornice di legno, forse appare più ribelle e vissuta.

È arrivato il momento di aggirare il cubo e scivolare verso l’abside dove mi faccio trasportare da una serie di fotocopie in cui si chiede di scegliere il Volto di Firenze, Adesso!: evidentemente esagero con la curiosità perché un gruppo di interessati osservatori smette sedutastante di chiacchierare, mi squadra da capo a piedi per poi allontanarsi calpestando soldi. Molto poetico, molto emblematico.

Russo ritrae un accigliato Dante che occhieggia Renzi a bordo tela, seguono quadri vari in tecniche varie e ancora tele a rovescio.

Non nego l’interesse per il “The Wheel is still spinning” ma c’è di meglio: dopo un interrogativo gioco di sguardi – per me anche le persone dovrebbero girare con le didascalie – riconosco Deparis.F, indossanti il loro stesso lavoro. Si lasciano fotografare da Valentina con l’autentica verve di un quadro griffato, i riflettori della chiesa in realtà puntano su di loro e non sulle arcate affrescate, e devo risconoscerne l’allure che li trasforma da esseri umani a performance in atto.

Non sfigurano nel girare a braccetto e farsi ammirare le spalle anzi, fanno persino dimenticare l’immagine di Pisvejc che richiama giovani talenti, li prende sotto la sua ala organizzatrice per esporli in una cornice delicata ed elegante, offuscandoli poi, adombrandoli con la sua presenza ingombrante da pavone espressionista e baconiano.

Esco a di lì con la mia Fotografa, chiedendole di immortalare l’ingresso alla Chiesa con una macchina piazzata proprio davanti alla luce calda che proviene dall’interno, per non dimenticarmi di come queste perle contemporanee si perdano nella routine di una “Firenze che non si dà, non si offre. Perché Firenze te la prendi.

Disposizione opere: 7
Illuminazione: 10
Tematica: 9
Prezzo: //
Tempo: 30min

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