Un’idea di Bellezza

Firenze, Strozzina CCC

STROZZINA

Informazioni direttamente dal sito della Strozzina reperibili qui.

Giornata disastrosa e dispendiosa.
Meno male che c’è il giovedì free della Strozzina: dopo le 18 tutti in coda per scendere nel sotterraneo dell’Arte Contemporanea.

Prime due sale dedicate a Wilhelm Sasnal, del quale si legge: “ In un’epoca caratterizzata da una inondazione di immagini fotografiche, il suo lavoro attesta l’attualità della potenza della pittura, che risiede principalmente nella capacità di rallentare la visione, richiamare l’attenzione su soggetti che a prima vista appaiono totalmente ordinari. Le sue opere ci fanno riflettere su un’idea di bellezza affidata allo sguardo e alla capacità dell’osservatore di elevare a un livello superiore un momento qualsiasi della vita quotidiana, secondo una prospettiva sia collettiva che prettamente individuale.“.

Sostanzialmente, questo artista, riproduce pittoricamente delle immagini fotografiche, ritraendo momenti privati di viaggio, brevi e con un limitato senso del sentimento. La didascalia lo immortala alla costante ricerca di un’immagine estetica perfetta ma a me pare un pittore che sforna blandi tentativi di copiatura ad olio di fotografie che sono invece, realmente, riuscite a catturare l’attimo.
Tuttavia, in alcune tele, ne apprezzo la stesura del colore.

Iniziamo a fantasticare più seriamente nella terza sala con Alicja Kwade: propone “Teleportation“, un’installazione di vetri e lampade, con ben 11 illuminatori che ricalcano le 11 dimensioni previste dalla teoria delle stringhe, di cui solo 3 accesi in previsione Kwadedelle sole 3 dimensioni che noi esseri umani percepiamo.
Ecco, mi trascina nel ricordo dei miei studi privati sulla fisica quantistica, mi ricorda la bellezza della complessità semplice dell’Universo con un richiamo discreto e con un’installazione altrettanto elegante ma efficace: fa centro con poco, è un’intelligenza confusionale che permette alle luci soffuse e ai vetri frapposti tra esse di creare un filo di pensieri ben più ampio e filosofico.

Sono lanciatissima e ultracarica per questo preludio di genialità, per poi sedermi a guardare il video “Body of War” di Isabel Rocamora: ricerca sulle fasi ripetitive dell’addestramento di un gruppo di ex militari, in cui la parte estetica viene esaltata proprio nell’eleganza del combattimento, con una musica gregoriana che eleva il tutto ad una condizione artistica.
Entro in sala al punto in cui due militari si picchiano: rallenty inscenato da loro, molto ben riuscito, in una strada deserta, forse all’alba. Permea un senso di desolazione, forse il focus uomoVSuomo che distacca due combattenti nel momento della battaglia, con armi lasciate a terra per l’impeto del corpo a corpo. Il campo si allarga, a sorpresa viene inquadrata un’altra coppia che perpetra lo stesso meccanismo; la metafora è ovvia, la scena si oscura.
Successivamente, dopo il tramonto, i vincitori portano a spalla il cadavere dell’avversario. Stacco su un gruppo di uomini in mimetica che si allontana lungo le rive di una spiaggia inglese, a capo quasi chino.

Echeggia il finale, “never” di un commento di campo.

Il trailer del video

Lento piano-camera che si addentra nell’oscurità di una cava di pietra. Fine, titoli di coda.

Aspettiamo il riavvio e parte all’improvviso una serie di lamenti e ansimi dei combattenti che proseguono a velocità normale mentre se le danno per sopravvivere; la ripresa è convulsa e instabile come se lo spettatore fosse la videocamera; quindi una panoramica sulle lande della Normandia, un barlume di quiete, e parte il primo racconto di sottofondo: scopro che esiste un foglio plastificato con le traduzioni scena per scena, così mi diletto nel leggere i testi ed entrare nella sottile follia che il video vuole trasmettere.
Torniamo al punto in cui ero entrata in sala.

Estetica? Si può collegare seriamente questo video al concept della mostra?

Salto il Sig. Barcinelli, ritrovato ornitologo in sala conferenze.

Camoni

Quindi scappo a consultare Chiara Camoni, riflessuosa temporalista con “Senza titolo“, un mosaico di pietre che sa di staticità eterna, svariati pseudo capolavori di infanzie tardive da me non apprezzati. “Amanuense” è una presa per il culo analfabeta già vista.
Scivolo, o quasi inciampo, fino alla Beecroft.
Si legge: “Nelle opere di Vanessa Beecroft si fondono bellezza e sofferenza, estetizzazione della realtà e ossessione della perfezione“: in sottofondo coesiste il senso della fabbrica dei manichini con il senso di perfezione estetica, è plausibile l’ibridazione tra classico e contemporaneo in cui le donne sono oggetti bellissimi ma distanti, in cui sono a disposizione del pubblico ma sono inavvicinabili allo stesso tempo.
Credo sia l’unica Artista azzeccata di questa esposizione.

Andreas Gefeller utilizza la fotografia per estrarre il bello dalla realtà. Novità.
La serie di pali e snodi ferroviari tratti da “Japan series” è altresì interessante per il conglomerato di forme sterili dipinto dalla materia, infatti, sulla scheda biografica strozziniana si legge: “Osservazione del reale e costruzione estetica si uniscono in fotografie che trasformano la nostra percezione della realtà e diventano espressione di un’idea di bellezza intesa come “disegno” ulteriore, presa di coscienza intellettuale di un livello superiore di significato del mondo che viviamo quotidianamente. Le immagini di The Japan Seriestestimoniano il suo interesse per il confronto tra natura e cultura, crescita spontanea e costruzione razionale umana[…]“.
Diventa tutto pulito, lineare, una sterilità allettante  di piante rampicanti e rami spogli, lampioni, sistemi di carrucole.
Menzione d’onore va all’addetta al controllo della S.CCC che ci impedisce di fare foto alle foto.. perché si sa, è disonorevole diffondere il lavoro di un fotografo fotografandolo.

Ultima proiezione, che mi sono persa volentieri, e di conseguenza ho fatto perdere a Valentina intimandole prepotentemente di uscire, è quella di Anri Sala, artista albanese che ha esposto “Dammi i Colori“: proiezione dei colori architettonici di una Tirana rinnovata dopo il cupo socialismo che l’aveva costretta a una costruzione cittadina priva di personalità.
Molto bello il tema dell’uso dell’Arte come strumento tangibile di miglioramento della vita, ma sicuramente non nuovo – ricordiamoci l’Art Nouveau, tra le tante – e il video mi ha messo su un’ansia.. non l’ho potuto affrontare.

Concludo la passeggiata nella contemporaneità con un po’ di riflessioni, poco positive, sull’assemblaggio dell’evento: alcune installazioni non avevano il giusto quid per presenziare, altre sembravano tirate per i capelli, e il riempitivo interattivo di foglietti appiccicati con poemetti sulla bellezza da staccare e portare a casa, o quello con “mandaci la tua foto e la tua idea di bellezza”, li ho trovati, per l’appunto, dei frammezzi per rimpolpare una mostra che non aveva troppo contenuto.
Un’idea di bellezza.. un titolo che suggerisce nuovi punti di vista per comprendere, oppure per osservare, la bellezza e portare lo spettatore ad una riflessione sul proprio concetto di bellezza: sono riusciti nell’intento? Secondo me solo in modo molto superficiale.

Disposizione opere: 8
Illuminazione: 10
Tematica: 5
Prezzo: //
Tempo: 2h

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...