Marino Marini

Firenze,  Museo Marino Marini

Informazioni sulla fondazione, qui.

Al marino marini ho gustato diverse mostre ma questa volta sono andata a occhieggiare proprio i pezzi del suo fondatore e, coincidenza, la cappella rucellai era anche aperta al pubblico.

Realizzato nel 1467, copia in scala di quello di gerusalemme, il tempietto di leon battista alberti è noto agli studiosi d’arte di tutto il mondo, ma quasi sconosciuto a firenze. nel 1808 la cappella fu separata dalla chiesa che venne _MG_8258sconsacrata e trasformata, per editto napoleonico, in una sala d’estrazione della imperiale lotteria di francia. da allora il varco di collegamento fu murato e per la cappella, che continuò a essere consacrata al culto, fu costruito un nuovo ingresso su via della spada.

Marino Marini è stato misogino e pistoiese.
Di questo sono piuttosto sicura data la qualità delle statue femminili che comunicano pienamente questo senso di frustrazione tipico dell’essere solo un corpo, in contrapposizione alla fiera ritrattistica maschile, anche a cavallo, con simbolismo virile e fallico andante.
La pomona, simbolo di morbida fertilità, è solo un mezzo per concretizzare quelle forme auliche a lui care data la forte vicinanza al bisogno di far prevalere proprio la forma sul concetto.

Più interessante nei gessi e nella materia grezza, perde completamente significato in quelle cose metafisiche incomprensibili che danno fastidio agli occhi.

Unico sollievo, la cappella rucellai che è bella bella in modo assurdo, specialmente per una fan del commesso fiorentino.

Scendendo negli anditi bui del sottosuolo, invece, ho trovato glaucomaleo, nuovo progetto di Luca Trevisani: videoart, bella coinvolgente con le immagini, ma a lungo andare incomprensibilmente macchinosa per significati e metafore su natura e su cambiamento della natura stessa.

Tanto per intenderci l’artista citato è lui:

 

Disposizione opere: 8
Illuminazione: 8
Tematica: 7
Prezzo: €6
Tempo: 2h

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