Sculpting the living World

Hong Kong,  Museum of Art.

HK Art Museum

Informazioni direttamente dal sito dell’artista, qui.

Hong Kong è una città-stato che mi ha dato una prima grande anteprima del più acclamato film asiatico di sempre: svettante oltre i trentesimi piani, luminosa anche di notte, frenetica e distratta con cinesi che si abbattono contro i passanti come moscerini nei giorni di afa estiva, centro-commerciale-addicted e piena, letteralmente, farcita di soldi di ogni provenienza.
Paradiso fiscale e tecnologico, Hong Kong  mi ha regalato un biglietto da visita dell’Asia da bere, una succursale vasta e non provinciale degli svalutati Stati Uniti: l’approccio è stato, quindi, piuttosto positivo.

Ho fiutato soprattutto l’odore delle profonde credenze spirituali annidate un po’ dappertutto, la base di una vita che pretende meno e che offre molto di più: sfortunatamente queste poetiche venature buddiste sbattono come falene contro la lampada ikea della fatiscenza dei palazzi che tolgono il respiro, accalcati sulle strade e quasi in bilico.

L’Arte c’è.
Ed è contemporanea.
È fresca, intuitiva, elegante anche nella goffaggine dei giovani tentativi, originale q.b.: volevo provare questa loro capacità di non prendere in giro il nuovo fino a prenderlo sul serio, cosa che noi occidentali non sappiamo più fare.
E quindi mi sono fiondata alla ricerca dei vari musei passando in rassegna i principali, con molta cautela.Ju Ming

HK Art Museum si raggiunge bene con la metro, uscita F di TST, la biglietteria è esterna al palazzo, situata sotto la scala che precede l’entrata ufficiale: qualora aveste dubbi o domande  c’è un punto informazioni proprio passato il portone a vetri – ed in ogni caso sono tutti molto cordiali -.

Ho visitato per prima una sala dedicata ai rinvenimenti storico-artistici donati al museo da diversi collezionisti, molti pezzi sono diventati unici ed introvabili dopo i bombardamenti e le razzie del ’41.

Al primo piano una sala era interamente dedicata all’Arte Ming e Qing dalla collezione C.P. Lin e nella locandina viene spiegata la composizione di questa collezione: dopo la seconda guerra mondiale molti collezionisti cinesi si recarono ad Hong Kong con molte reliquie provenienti dal resto dell’Asia e Lin fu un ricettivo studioso capace di raccogliere queste collezioni, riferendosi a parte della sua attività come studio “dei legami tra persone” e “tra oggetti”.
Ho potuto ammirare – non senza stupore – una serie di microcesellature, sculture d’avorio, vasellame, pittura su ceramica e rarissime giade rifinite in modi mai visti prima.

Un’altra sala era dedicata piuttosto alle pitture ma devo dire che non vi ho dato il giusto peso volutamente: soppesando le mie origini europee in un contesto completamente diverso, e facendo un dovuto parallelismo storico sugli stili e sui prodotti di ambedue i continenti, ho sperato davvero dal profondo di rimanere stupita dalle chine e dagli acquerelli.. ma non è stato così. Voglio dire, meravigliosa microscultura da far impallidire l’Alchimista di San Niccolò, ma in quanto a dipinti e famiglia non ci siamo proprio.

La situazione decolla all’esibizione di Ju Ming, la sopra citata “sculpting the living world”: Ju Ming nasce a Taiwan nel 1938, ma diventa un affermato scultore in tutto il mondo grazie alla sua interpretazione del mondo, con sculture sperimentali di materiali classici ma diversi tra loro.
L’esposizione si basa su tre segmenti fondamentali: “The Affectionate World” che riporta l’uomo nella dimensione sociale e del ruolo che interpreta all’interno del mondo, “The Floating World” ossia il mondo che tutti i giorni attraversiamo, come un crocevia di persone che rimane “fluttuante” in quanto lumi di brevilinei incontri/scontri con la nostra vita, e “The Carefree World” che esamina la parte più interiorizzata e filosofica della questione sociale, della libertà di agire, del giudizio e della volontà.

Come accade per ogni Artista, o almeno a quelli veri, a quelli che si fanno delle domande sulla loro osservazione della realtà, lo scultore si è vincolato maggiormente alla resa del concetto piuttosto che all’estetica od allo studio del materiale in sé: è per questo che si snodano diverse figure in diversi canoni estetici, stili che potrebbero tranquillamente appartenere a creatori diversi, come se Ming avesse tirato fuori una personalità d’occasione per ogni argomento.
Ritengo comunque le sculture di legno il suo punto di forza, poiché con quella presenza scenica naturale è in grado di infondere concretezza ai suoi figuranti rendendoli assolutamente espressivi dal punto di vista umano.
Molto bella la chiusa con la scultura “Cube“, rappresentata da una gabbia attorno alla testa dell’Uomo e sulle chiavi della libertà, chiavi di una gabbia che noi stessi costruiamo e dalla quale noi stessi possiamo liberarci.

Hell is within the living world, but the living world also has a paradise.
Which way would you go? It’s all decided by you

Scappata finale nella sala “HK contemporary Art Award 2012 – 13 Dimensions of Hong Kong”, selezione di giovani artisti emergenti e contemporanei, con visioni oniriche o industriali di tutte le sfaccettature della città.

Disposizione opere: 10
Illuminazione: 8 – alcune luci erano troppo sparate e non lasciavano vedere nitidamente le opere
Tematica: 9
Prezzo: Free di Mercoledì – Il resto dei giorni €2. Sì, avete letto bene.
Tempo: una mattinata intera e non mi sono soffermata abbastanza.

 

 

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