Aeropittura | Arte Sacra | Futuriste

Come il ritrovamento di un piccolo libro mi ha regalato un sorriso di prima mattina.

Credo siano una ventina di pagine.
Non mi metterò a contarle, direi, ad occhio e croce, una ventina più due di coperta.

Mi ha inchiodata subito per l’efficacia grafica del nero/rosso su bianco: sfacciato, lineare e saccente. Questo libercolo prosegue in terza così:

Il Futurismo ha vinto su tutta la linea, nelle arti plastiche, nella poesia, nella musica, nell’architettura, che esprimono con intensità eguale il ritmo glorioso dei motori volanti della Coppa Schneider. 
In politica il Futurismo, precursore del Fascismo, lotta da 23 anni per imporre in modo sempre più definitivo, la sua morale religione d’una Italia Creatrice adorata al di sopra della novità e originalità sorprendente, coloratissimo dinamismo pesante e muscolare.

Seguono una serie di sproloqui sul Fascismo vincente, del resto siamo nel 1932. 

Saltiamo a ” Gloria agli uomini che, col loro giro della Terra in 13 giorni, l’hanno rimpicciolita come una fresca arancia rugosa da spremere e mangiare deliziosamente. Sono questi i nostri inspiratori nelle città soffocanti giustamente ridotte all’umile funzione di aeroporti rifornitori per la vita aerea.
In Italia soltanto noi Futuristi guardiamo in alto […]

Piccola digressione cronistorica: il Primo Futurismo ha visto il proprio manifesto pubblicato nel 1909 grazie a Marinetti; il Secondo Futurismo ha visto il suo sviluppo in due tempi, dove la prima fase si è concatenata – due anni dopo la scomparsa di Boccioni – al cubismo/costruttivismo, mentre la seconda fase si è rifatta maggiormente ai concetti surrealisti.
Queste fortissime influenze hanno permesso quindi al movimento di fregiarsi di un certo trasformismo, mantenendo comunque chiare le influenze autoritaristiche: ciò non significa che il Futurismo si possa esclusivamente considerare una corrente fascista, giacché sussistette persino un futurismo di sinistra inneggiante più a idee bolsceviche e anarchiche.

Ma torniamo al libercolo:
Noi futuristi chiariamo che
le prospettive mutevoli del volo costituiscono una realtà assolutamente nuova e che nulla ha di comune con la realtà tradizionalmente costituita dalle prospettive terrestri
gli elementi di questa nuova realtà non hanno nessun punto fermo e sono costruiti con la stessa mobilità perenne
il pittore non può osservare e dipingere che partecipando alla loro stessa velocità
4° dipingere dall’alto questa nuova realtà impone un disprezzo profondo per il dettaglio e una necessità di sintetizzare e trasfigurare tutto
tutte le parti del paesaggio appaiono al pittore in volo:
a) schiacciate
b) artificiali
c) provvisorie
d) appena cadute dal cielo
tutte le parti del paesaggio accentuano agli occhi del pittore in volo i loro caratteri di:
folto
sparso
elegante
grandioso
ogni aeropittura contiene simultaneamente il doppio movimento dell’areoplano e della mano del pittore che muove matita, pennello o diffusore
il quadro o complesso plastico di aeropittura deve essere policentrico
si giungerà presto a una nuova spiritualità plastica extraterrestre

Questo è ciò che Marinetti pubblicò come “L’areoplano del Papa”, prima esaltazione lirica in versi liberi del colo e delle prospettive aeree.
Perché dare così tanta importanza “al volo”? Per la novità di prospettiva.
Nel 1903 – ossia 5 anni prima – i fratelli Wright riuscirono nella grande impresa di far decollare un embrionico aliante a 16 cavalli, per la brevità di volo di 12 secondi e per una distanza di circa 40 metri. Poco, sicuramente, rispetto al più riuscito volo del 12 Novembre 1906 da parte di un velivolo progettato e costruito dal padre dell’aviazione, Alberto Santos-Dumont.
In Italia, invece, il primo aereo fu costruito da Aristide Faccioli nel 1908: considerata perlopiù un’attività per appassionati ed amatori, sarà tuttavia la Prima Grande Guerra a dare vero risalto all’attività aerea, applicandola al campo militare. Nonostante ciò, Marinetti [ ed anche Balla, Depero, Prampolini etc ] se ne interessò da subito per poi approfondire e dare vita al manifesto dell’aeropittura vero e proprio nel 1929.
Il volo è, per i pittori, quel nuovo occhio che permette di annullare le prospettive tradizionali e di “frullare” totalmente le geometrie del paesaggio in modo completamente nuovo: “Queste visioni rotanti si susseguono, si amalgamano, compenetrando la somma degli spettacoli frontali. 
Noi futuristi aerei dichiariamo che il principio delle prospettive aeree e conseguentemente il principio dell’Aeropittura è un’incessante e graduata moltiplicazione di orme e colori con dei crescendo e diminuendo elasticissimi, che si intensificano o si spaziano partorendo nuove gradazioni di forme e colori.”

 

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