L’arte è contemporanea

Ovvero L’arte di vedere L’arte
Vittorio Sgarbi

[…]Arte contemporanea non é una definizione “ideologica” – Non c’è un artista più contemporaneo di un altro – ma bensì un dato cronologico: contemporaneo è chi lavora e vive nel mio tempo e, anziché ripetere in modo meccanico cose già fatte, propone idee Nuove.

Sgarbi è un personaggio controverso, si fa amare od odiare – ma prevalentemente odiare – per i modi teatralmente televisivi con i quali si è posto al grande pubblico negli ultimi vent’anni [ o magari di più ].
Tuttavia lo Sgarbi che personalmente stimo è proprio il critico d’Arte che si rivela in questo libricino; è il Professore che in modo semplice ed appassionato porta il lettore a comprendere la sua definizione, secondo me universale , di Arte contemporanea.

Chiariamoci, non è proprio un uomo di quelli che ti prendono per mano e ti illustrano con dolcezza le meraviglie del Mondo: è comunque, sempre, l’arrogante e dispotico, dissacrante, feroce polemista da showbiz.
Ma in queste pagine si può trovare tanto genio, tanta sensibilità e tanta chiarezza da rendere questo volume un mito per chi sceglie di avvicinarsi all’Arte contemporanea senza pregiudizi: è infatti grazie alla sua passionalità estrema che riesce a tracciare dei confini visibili per quella che considera arte, ma allo stesso tempo a conferirle la grandiosità inarginabile che le appartiene.

  • “L’artista è colui che anticipa qualcosa che poi tutti avvertiranno”
  • “L’artista vive e l’opera esce da lui: il suo impulso è l’opera”
  • “I più importanti movimenti artistici d’avanguardia sono dunque espressioni d’arte che corrispondono pienamente al periodo in cui si manifestano – come un marchio della loro epoca”
  • “Se il passato ha detto molto il presente può dire altrettanto o addirittura di più”
  • “Un’opera d’arte per esistere deve essere visibile, deve essere vista. Altrimenti è come se non fosse
    mai nata”
  • “L’arte deve coincidere con la vita […] quindi il dipinto è un prolungamento dell’esistenza, è una specie di grido che si incide sulla tela. E’ come se il corpo dell’artista si calasse dentro l’opera.”

Questi sono solo alcuni estratti essenziali dalle prime pagine; scorrendo si può entrare, con più efficacia, anche nell’analisi del rapporto tra artista e mercato dell’arte, con una lineare spiegazione del parallelismo
Arte Tradizionale -> Avente destinatario, confronto chiuso tra artista e committente, analitica
Arte Contemporanea -> Non c’è destinatario, arte per nessuno ma alla portata di tutti, interpretativa

Indaga sulla necessità dell’artista contemporaneo di essere riconosciuto a dispetto dello stile,  dove il soggetto e la pratica per raggiungerlo diventano coincidenti [i tagli di Fontana, i grassi di Botero]; indaga sulla abitudine ormai lobbistica di concepire il mondo dell’arte, sul modo mafioso che i mercanti hanno oggi nel tagliare fuori i neofiti lavorando solo per quella che considerano un’élite: “Se non fai parte del *business*, se non sei un pittore o uno scultore del circuito lobbystico moda-arte, ti è negato l’accesso alla visibilità.” “la critica ha perso autorevolezza“.

Sgarbi ci pone anche una domanda fondamentale, assillante, che in realtà circoscrive in se stessa tutto quello che sminuisce il periodo di produzione dell’artista:

Curatore e curati, medico e malati, in un’aria irrespirabile e recintata. Fuori, una quantità di persone sane che fanno arte in libertà, in autonomia, en plen air. Dentro, gli artisti selezionati, il “numero chiuso”.
Chiuso a chi? Chiuso da chi? Ha senso limitare a due o venti nomi la produzione artistica di un mondo, inteso come epoca, inteso come paese?

L’arte non è un libro di storia dell’arte, dove si necessita di una selezione ristretta di personaggi per poter fare un quadro sommario delle particolarità di un periodo storico.

Ed è contro questa mentalità oppressiva e circoscrivente che Sgarbi combatte, in letteratura, per aprire i cancelli della sensibilità all’Arte stessa: in conclusione – ho sproloquiato abbastanza – se si vuole mettere in discussione il senso si nausea snob verso la contemporaneità, questo è il giusto metodo/mezzo.

Anzi. Se si ha il coraggio di farlo.

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