Revolutija

MAMBo – Museo di Arte Moderna di Bologna

Da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky
Informazioni ufficiali qui.

Bologna è sempre fonte di stupore, sorpresa, tigelline e tortellini.

Questa volta al MAMbo mi sono persa nello splendido ritratto di un periodo di forte cambiamento, con il fiorire della più importante scuola astrattista del panorama contemporaneo.

Come cita il resto del carlino:

La mostra è prodotta e organizzata da CMS.Cultura, promossa dal Comune di Bologna/Istituzione Bologna Musei, con la collaborazione esclusiva del Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, ed è curata da Evgenia Petrova, vice Direttore del Museo di Stato Russo, e Joseph Kiblitsky

La decade tra il 1910 ed il 1920 ha visto sbocciare il movimento avanguardista russo grazie alle figure di spicco come Chagall, Malevich o Kandinsky, ma anche di pittori del medesimo spessore ma con meno risonanza quali Repin, Petrov-Vodkin o Kustodiev.
La panoramica offerta dal MAMbo vanta una settantina di opere che spaziano dal primitivismo al cubo-futurismo, fino al suprematismo e al costruttivismo, costruendo contemporaneamente un parallelo cronologico tra l’espressionismo figurativo e il puro astrattismo, una fotografia dei primi trent’anni del ‘900: inutile dire che il contorno storiografico è eccellente e ci riporta alla realtà sovietica della rivoluzione d’ottobre, alla sua propaganda ed ai suoi effetti sulla cultura e sul popolo.

Personalmente sono una grandissima fan di questo blocco artistico dalle radici novecentesche: l’età della scoperta artistica per eccellenza condita dalla contaminazione europea tra gli stili di pittori che hanno dedicato la loro vita a scoprirsi più che a istruire gli altri su cosa fosse l’arte.

Se pensiamo al termine “Avanguardia” ci ritroviamo a delineare movimenti artistici, letterari, culturali, particolarmente innovativi e audaci, in grado di ribaltare le convenzioni e porre nuovi accenti su altri modi di concepire la realtà: ogni avanguardia è, di per sé, una rivoluzione.
Storicamente le avanguardie si possono dividere in prime, seconde e terze con la precisione data perlopiù dagli eventi storici del loro periodo (un piccolo approfondimento wikipedia lo trovate qui).

Con questo presupposto è normale trovare, nello stesso percorso museale, opere che si scontrano per stile e concetto, nonostante la mostra si apra sull’anticamera farcita di foto d’epoca per poi incontrare subito le prime opere di Repin e Serov datate attorno al 1905: mettendo a confronto un noto Malevic con una Ljubova Sergeevna Popova ne abbiamo esempi scellerati e interessanti.

La curiosità indugia specialmente sulle fedeli riproduzioni dei costumi di scena dell’opera cubofuturista “Vittoria sul sole“, sempre del noto Malevic, dove – per la prima volta – compare “Quadrato Nero“: il percorso ci offre su un piatto d’argento una panoramica della complessità espressiva del tempo, la distruttività di alcune operazioni verso il solito, il già conosciuto, per rimpiazzarlo con un nuovo modo di percepire il colore ed il suo uso.

Un appunto sull’allestimento: il gioco tra luci e proporzioni di sale e quadri, ovvero grandi sale per grandi tele con luci mirate e soffuse, è stato magistrale. Quando visito una mostra, una galleria, un qualsiasi percorso espositivo, mi aspetto esattamente questo bilanciamento: immerge lo spettatore nell’Arte che sta osservando e gli permette di connettersi emotivamente con essa senza il disturbo di luci troppo forti o ambienti dispersivi.

Consiglio inoltre la lettura dell’articolo di Gagarin Magazine reperible qui.

Disposizione opere: 10
Illuminazione: 10
Tematica: 10
Prezzo: €14
Tempo: 2 h

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