Vittorio Domeniconi

Una retrospettiva di famiglia

A Palazzo Gradari, Salone Nobile – Pesaro
08 Marzo 2018 / 15 Marzo 2018

L’intervista radiofonica a Radio Incontro la trovate qui.
****

La sera di giovedì 8 Marzo ho avuto l’onore, lo stress, l’ansia e la gioia, di aprire questa brevissima retrospettiva in occasione della scomparsa di mio nonno.
Classe 1936, un uomo proveniente da una famiglia numerosa ed un po’ bizzarra, sanguigna ma votata prevalentemente all’artigianato e all’Arte, ha vissuto in collegio fino alla maggiore età: i primi disegni ed acquerelli ruotavano tutti, o quasi, attorno alla ritrattistica dei suoi compagni di camerata, le scene sulla spiaggia, i giochi semplici tra ragazzini adolescenti.

Mio nonno è sempre stato schivo; un po’ burbero, equilibrato nel suo bicchiere di vino a pasto, coccolato dalla su Matrona Paola Aiudi come se non esistesse altro uomo più degno di una pesante scrivania di legno massello.
Si sono cosciuti in tenera età ed hanno avuto la bellezza di 5 figli ribelli, geniali, difficili e brillanti. Ognuno di loro passato nel setaccio della serigrafia.

Sì, perché in famiglia siamo stati, ed alcuni lo sono ancora, serigrafi: figli di imprenditori, nipoti di imprenditori, ma principalmente figli e nipoti di artigiani serigrafici: arte sulla quale Domeniconi ha basato una vita intera, spaziando in qualsiasi supporto e campo disponibile.

Il percorso espositivo che ho costruito è stato votato alla più neutrale semplicità: ho accostato principalmente oli ad oli, disegni a disegni, serigrafie a serigrafie. In ogni micro padiglione ho poi collocato i lavori in ordine di crescente ricerca stilistica: dalla gioventù esuberante e spontanea, ad un più cupo ed azzardato uso del colore. Immancabile la sezione delle copie d’autore, delle chine [suo grandissimo cavallo

di battaglia nei quaderni riflessivi dei momenti di relax] e, appunto, delle serigrafie d’arte dei grandi Maestri dell’Arte contemporanea.

Non erano presenti né targhe né pannelli descrittivi volutamente: ho preferito non dare titoli che lui non avesse scelto ed ho lasciato lo spettatore libero di interpretare il segno, la pennellata, lo scarabocchio, la luce e le ombre a proprio piacimento.
Vittorio era riflessivo ma non cerebrale; non era pronto a catalogare e raccontare il proprio lavoro personale nel campo della pittura, dove maggiormente si possono intravedere gli sforzi autonomi per cercare una propria identità; in disaccordo con il resto della famiglia, per me – che ho osservato ogni opera senza calarmi troppo nel romanticismo di un legame familiare – il suo slancio maggiore lo ha ottenuto nella meticolosa riproduzione dell’Arte degli altri.

Nella stampa d’arte, il cui monopolio è stato a lungo appannaggio dell’incisione, ha saputo coniugare la capacità grafica della sintesi del colore [ arrivando a produrre serigrafie a 24 colori selezionati completamente a mano ] alla capacità nella riproducibilità del segno di altri artisti: questi sono talenti non sottovalutabili né comuni, che, mescolati ad una profonda conoscenza della materia, hanno elevato fondamentalmente le tirature e le prove d’autore ad Arte vera e propria.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...