Un appartamento Jugoslavo negli anni ’80

Era sera, eravamo in viaggio. Il primo viaggio in auto, on the road // come dicono i giovani, di una lunga serie.

A volte, quando si viaggia come me e mia moglie, capitano serate o pomeriggi o mattine dove non si riesce a dare una forma utile alla giornata e allora si inizia a cercare qualcosa di interessante da fare. Quindi dicevo: eravamo a Zagabria, era la prima sera, non sapevamo bene dove andare.

Prendemmo un tram con una certa spavalderia (dopo aver lasciato l’auto in custodia) e ci recammo in centro; dopodiché iniziammo a girellare per le strade salendo. Salendo su, sempre più su, seguendo gli sparuti gruppi di gente seduti fuori dai pub. Nel nostro cervello pensavamo di finire le ore del tramonto bevendo e parlando della giornata successiva ma poi vedemmo uno strano cartello appeso all’angolo di un edificio anonimo a Radiceva street: “Zagreb 80s Museum ->“.

Che avremmo dovuto fare? Ignorare la gradinata che seguiva il cartello o farci trascinare dalla curiosità?

La risposta, banale e scontata, ci ha permesso di immergerci completamente in un appartamento strutturato – e ristrutturato, tenuto maniacalmente – come se fossimo tornate indietro di trent’anni, in una ex Jugoslavia ornata di pellicce e centrini da mettere sulle tv.
L’ingresso era ben custodito da una bigliettaia che ci ha informato subito della durata approssimativa della visita, di cosa avremmo trovato e di quanto ci sarebbe costato; nessun problema, eravamo già rapite ed affascinate.

La prima stanza a proporsi è il grande salone: tra divani, televisione, armadi, tavoli e tavolini, cappelli da provare: non abbiamo resistito a nulla, abbiamo toccato tutto e chissenefrega dei germi. Abbiamo persino scelto di ascoltare un vecchio vinile con l’inno dell’armata russa sul magnifico giradischi in possesso: moltissimi cimeli di questo luogo sono stati donati proprio dalle persone locali, erano oggetti veri, sono stati oggetti che hanno avuto e vissuto una vita vera.

Si prosegue in cucina, poi nelle varie stanze, da quella padronale a quella dei ragazzi e- mio dio! – quante similitudini potremmo trovare tra noi e loro: sì, perché entrando in questo posto, inizialmente, si crea nel cervello una specie di muro dove loro non avevano alcun gusto in fatto di arredamento. Ma proseguendo il viaggio questo muro si dissolve e si inizia a comprendere come, quel periodo, fosse esteticamente devastante [ma anche kitsch in maniera affascinante] proprio per tutti. Non eravamo, e non siamo, diversi.

C’è della nostalgia in questo appartamento e sono convinta che le persone lo abbiano istituito anche per ricordare un periodo pieno di cambiamento, non sempre favorevole: lo rimpiango tutt’ora e sono certa che, qualora ricapitassi a Zagabria, sarebbe il primo posto a rivedermi spendere le mie cune croate.

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Disposizione opere: 10
Illuminazione: 10
Tematica: 10
Prezzo: 40kn (5€ circa)
Tempo: 3h

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