Pagine a pezzi

Beijing
Beijing 798
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Beijing 798
Shanghai Teatro
Shanghai Teatro

Mi manca mortalmente la Cina.
In tanti aspetti sfavorevoli e contrari, lei mi ha sempre dato qualcosa su cui riflettere e mi sono sentita meno estranea in un corpo così grande, così dispersivo, così cattivo, piuttosto che nella bellissima casa mia.
L’Italia mi conforta, la Cina mi apre la testa.

Quello che è rimasto fuori dai miei libri

Io scrivo molto. Moltissimo. Non è scrittura compulsiva ma è sicuramente una necessità alla quale non so rinunciare benché altalenante come il mio umore.
Alcune delle cose che scrivo non sono categorizzabili né pubblicabili: non sono abbastanza lunghe o abbastanza interessanti perfino per me. Ma non me la sento di cancellarle per sempre, un po’ anche per paura di scriverle di nuovo.

E, bisognerebbe aggiungere, che sono una che scrive tanto ma sono anche una che legge – e si rilegge – altrettanto.

Parti di me

Non ci riesco a farmi gestire dalla routine.

Nella mia vita non sarò nessuno: rimarrò una faccia bianca tra le tante e giocherò con il mio male fino a morirne.
Ma, benché anonima, per qualcuno sarò beatitudine, vento secco, assenza di ossigeno, il genio che scaverà dentro con una forchetta.

Preferisco scrivere di Donne e non di Uomini perché oltre ad amarle e corteggiarle, mi vanto di essere una di loro.

Speri sempre di poter cambiare qualche dettaglio del pacchetto completo, ma la verità è che ciò che compri paghi per intero, il desiderare non è incluso nel prezzo.

Niente Uomini, niente bambini?

Mi manca l’aria.
Lo stomaco compresso, il torace sembra arrotolarsi su se stesso: questa sensazione forte è come un’implosione ed accade quando guardo le tue fotografie.
Non è semplice agitazione da regalo di natale, il voler vedere tutto e subito, la sbrigativa voglia di passare al fotogramma successivo, è piuttosto il morire piano piano con ogni lembo di autostima.
È la forza ed il peso del passato remoto: affascinante, ingombrante, stordente.
Non si combatte con il passato proprio, figurati con quello degli altri.

Prendiamo in giro Picasso con tutta l’adolescenza residua possibile.

Fumare.
Fumare, bere.
Fumare, bere, scopare.
Fumare, bere, scopare, pensare.
Fumare, bere, scopare, pensare, parlare.
Fumare, bere, scopare, pensare, parlare, bere di nuovo.
Fumare, bere, scopare, pensare, parlare, bere di nuovo, mangiare.
Fumare, bere, scopare, pensare, parlare, bere di nuovo, mangiare, ridere.
Fumare, bere, scopare, pensare, parlare, bere di nuovo, mangiare, ridere, giocare.
Fumare, bere, scopare, pensare, parlare, bere di nuovo, mangiare, ridere, giocare, scopare.
Fumare, bere, scopare, pensare, parlare, bere di nuovo, mangiare, ridere, giocare, scopare, venire.
Fumare, bere, scopare, pensare, parlare, bere di nuovo, mangiare, ridere, giocare, scopare, venire, morire.

Non posso proteggerti o consolarti adesso per le bruciature del passato, quando non avevi chi lo facesse o quando ti sei affidata a qualcuno che avrebbe dovuto farlo.

E se fosse che mi vedi meglio tu, dall’esterno.
E se fosse che mi vedi meglio tu, più di tutti quanti ed io ho iniziato a farmi tante domande ora, solo perché tu mi fai domande ora: non capisco se prima non me ne sono mai fatte o se le tue domande abbiano pungolato la mia intelligenza, la mia voglia di capire, di non dare per scontati i miei difetti.
Ho semplicemente capito di potermi fidare perché forse mi vedi meglio da fuori, ma in realtà è come se mi vedessi anche da dentro.
Mi vedi nella totalità che io non riesco a percepire ma nella quale ho sempre galleggiato; nessun altro mi avrebbe mai vista come uno spazio aperto e non come un cubo

Le bugie per vedersi come pezzi unici e non prodotti in serie.

Non posso scrivere poesie per te. Mi censuro quando scivolo dalla scapola verso il fianco, penso a tutto e improvvisamente non penso a niente.
Succede sai, di non voler andare oltre la banalità, non volersi permettere l’ebbrezza, il volo verticale dalla stasi all’atmosfera; tu la chiami paura, non posso darti torto.
Ma in qualche modo preferirei chiamarla saggezza, convincermi che lo sia, sperare. Sperare che lo sia.

Mia madre è una donna piccola piena di Grandezza morale.

Che cos’è il perdono? Cosa vuol dire perdonare se non lasciar perdere, lasciar andare? Significa solamente non rivendicare il torto subito, è una concessione che si fa al perdonato o è una liberazione anche per chi lo applica?
Io credo che il perdono sia semplicemente la più alta forma del volersi bene: si chiude con qualcosa di doloroso, si sacrifica la vendetta per una terapia personale dove, il peso dell’odio, viene finalmente lasciato indietro.
Il perdono fa bene principalmente a chi lo dà e secondariamente a chi lo riceve.
Il tempo lenisce le ferite ma non cancella il dolore, né le cause dalle quali è scaturito, i ricordi sbiadiscono ma per chiudere completamente con una situazione bisogna prendere una decisione netta, un taglio d’accetta: lasciar andare quel ricordo e quella sensazione orribile o continuare a tenerla dentro di sé a germogliare?
Perdonare, fondamentalmente, è decidere.
Decidere di Fare.
Quando il mare è talmente in pace con se stesso da confondersi con il cielo e le barche navigano in mezzo alle nuvole.

I Buoni sono terribili, non hanno dignità, non sono come gli Onesti né come gli Umili, sono solo Buoni: vanno a fare la spesa pensando al bene di tutti. Si alzano prima del dovuto per portare i figli a scuola e vanno a letto tardi per finire il lavoro dei colleghi. I Buoni non godono di nulla, nemmeno della loro stessa bontà: non lo fanno neanche per il piacere del sacrificio, non sono Gesù Cristo, lo fanno solo perché devono essere Buoni.
In culo i Buoni.

Che servizio pretendi se ragioni in base a questo disordine sociale?

Voi associate il malessere all’amore perché è l’unica cosa che sperate di conoscere, io associo il malessere alla vita perché è l’unica cosa che conosco.

La gelosia si espande, allarga le braccia fino a toccare l’indeterminabile; quindi torna indietro, si ritrae come l’Universo che pensa di aver finito di dilatarsi. La gelosia ti spinge a propagarti nella vita di qualcuno finché la fame di quel qualcuno non si irradia su tutti i suoi ricordi e sulle persone di quei ricordi, le emozioni di quei ricordi.

Ho sempre pensato di essere un po’ di meno, invece va a finire che sono un po’ di più.

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